…e noi dove eravamo?

La vita di Lucrezia è il solito disastro. Il mondo è sull’orlo dell’autodistruzione, non esistono più i valori di una volta e del principe azzurro nemmeno l’ombra. A ricordare a Lucrezia che il detto “si stava meglio quando si stava peggio” è solo una ipocrita favoletta, arriva la pro-pro zia Camola che, come Virgilio nel cammin di nostra vita di Dante, accompagna Lucrezia in un incredibile viaggio a ritroso nella Storia. Lucrezia conosce le vite di molte donne che nei secoli hanno combatto strenue battaglie per vedere riconosciuti i loro diritti, donne che hanno contribuito a rendere questi diritti imprescindibili per noi donne del loro futuro.

Probabilmente il mio giudizio non del tutto positivo su questo fumetto è stato viziato da una mia convinzione sbagliata. Credevo parlasse di donne famose negli annali della Storia, donne di cui avrei ricordati il nome e di cui sarei andata a leggere la biografia – ne avrei magari visto il film al cinema, vantandomi di aver già letto di loro. Invece le donne di cui parla Silvia Ziche sono donne comuni – potrebbero essere le nostre antenate – persone che la Storia ha classificato con il generico “movimento femminile” senza dare loro un’identità, un nome, un volto. Sono donne che hanno combattuto una battaglia quotidiana contro i privilegi maschili ed il pregiudizi (Privy e Pergy), per le quali dovremmo provare solo ammirazione. 

Ho apprezzato, seppur con la pelle d’oca, le pagine in cui sono riportati i pensieri di personaggi illustri – scienziati, filosofi, religiosi – tanto avanti per il pensiero a loro contemporaneo ma terribilmente retrogradi nei confronti della donna. Questo fa capire quanto non fosse – e non è- un problema di istruzione o ceto sociale perché il pregiudizio può contaminare tutti.